Domenica, 19 novembre 2017 - ORE:16:52

Bellezza cruelty free: il futuro della cosmesi

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Quando la cura del corpo e dell’ambiente vanno a braccetto

Le donne hanno una certa passione per la cura del corpo, make-up e affini. Ogni giorno siamo sempre più soggetti a pubblicità che ci mostrano creme miracolose o trattamenti meravigliosi che ci promettono bellezza e giovinezza.

La chirurgia plastica è meglio dimenticarla visto gli effetti che può avere (sul nostro corpo, sulla nostra mente, e sul nostro portafogli!). Ben vengano allora creme e trucchi “miracolosi”. Ma perché mentre facciamo del bene a noi dobbiamo nuocere al pianeta e alle altre creature che lo abitano?

Partiamo da uno degli effetti più diretti del consumo di cosmetici: l’inquinamento. Involucri su involucri per contenere piccole boccette e confezioni, plastica e imballaggi vari. Il reciclare dovrebbe essere la prima mossa a cui  attenerci.

Reciclare e ottimizzare il consumo: la bellezza intelligente

Non bisogna mai sottovalutare il potere inquinante di un singolo flacone di plastica (visti i tempi che questa impiega a svanire): perciò è importante ricordare che i vari componenti vanno in diversi secchi della raccolta indifferenziata.

Inoltre, ci sono tanti altri modi simpatici per riutilizzarli, facendo sì che un singolo barattolo possa contenere creme diverse, o essere riutilizzato come porta oggetti in viaggio. Un altro consiglio è quello di ridurre ai minimi lo spreco di buste di plastica: armatevi di shopper e tote di tessuto e date un taglio a questo inflazionato universo delle mille buste di plastica!

Ce ne sono di tutti i tipi, colori (sono anche molto carine) e molte case di moda ne producono a basso costo. Anche molte librerie ne hanno a disposizione centinaia (La Feltrinelli). La frase chiave è quindi riutilizzare per ottimizziare.

Test sugli animali

Parlando di effetti più difficili da contrastare, il mondo della cosmesi purtroppo fa ancora largo uso di test animali. In Italia fece tanto scalpore (e continua a fare notizia) il caso dell’allevamento-lager di Green Hill. Lì  diverse case cosmetiche e farmaceutiche si rivolgevano per test su prodotti di vario tipo, condotti su una vera e propria colonia di piccoli Beagle cresciuti in cattività solo per questi scopi.

Lo scandalo fu grande: Green Hill era il più grande centro in Europa e nel 2012 centinaia di manifestati si accalcarono intorno al suo perimetro durante la notte.

Poco tempo dopo arrivò la bella notizia: 2639 cani, tra cui cuccioli e mamme, sono stati liberati e dati in adozione a tante famiglie. Si è trattata di un’operazione senza precedenti nel campo della lotta alla vivisezione: mai un numero così alto di cavie da laboratorio era stato liberato.

Una vittoria meravigliosa che deve fare da prodromo a tante altre. In Europa esistono leggi che tutelano gli animali, ma troppo spesso non vengono rispettate dalle aziende che vogliono produrre a basso costo senza tener conto delle conseguenze.

Bisogna stare attenti: cerchiamo di informarci quanto più possibile sulla storia e la filosofia delle case cosmetiche a cui ci rivolgiamo. Il coniglietto simbolo di prodotto cruelty free deve essere la spia che si accende durante le nostre giornate di shopping. Anche se ancora molti si rivolgono alla vivisezione come mezzo per testare i loro prodotti, la questione negli ultimi anni si è fatta più pungente e sempre più aziende vi prestano attenzione. Questo anche grazie alle le migliaia di consumatori che finalmente si sono resi conto della delicata importanza della questione.

I casi di successo: bellezza cruelty-free

lush

Tra le più famose possiamo ricordare di certo Lush Cosmetics: nata nel 1994 in Inghilterra che ha fatto della lotta ai test sugli animali il suo slogan e del rispetto dell’ambiente il suo migliore cartellone pubblicitario. I loro prodotti sono tutti fatti a mano.

cloverAnche l’azienda italiana Kiko Milano si impegna a rispettare la normativa europea: dal 2004  sono vietati i test dei prodotti finiti e dal 2009 il divieto è esteso anche ai test delle materie prime sugli animali. Infine, è giusto menzionare le case cosmetiche più famose e costose che finalmente stanno iniziando a rendersi conto dell’importanza della bellezza cruelty free. Per esempio, l’azienda statunitense Too Faced, che ha come tratto distintivo colori pallidi -che quest’anno vanno davvero molto come scriviamo qui e qui– e confezioni bon ton: navigando sul loro sito ci si imbatte nella simpatica mascotte Clover, un piccolo chihuahua, che risponde alle domande più frequenti tra cui quelle sui test sugli animali. Non solo i loro prodotti di bellezza cruelty free sono ormai conosciutissimi, ma anche privi di pararabeni (composti organici con azione battericida per i cosmetici ma che portano all’alterazione degli estrogeni, per tutto il resto c’è Wikipedia).



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