Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:20:45

Bikini Mon Amour: tra candore e sex appeal


L’estate è ormai alle porte, e le spiagge sono pronte ad essere affollate e vissute…E il “must”che ogni donna deve esibire è proprio il bikini, oggetto indiscusso del desiderio per i maschietti che intendono passarci sotto i loro “raggi x” !

Ma vi siete mai chiesti com’è nato e come si è evoluto il costume da bagno?

Il costume da bagno compare per la prima volta durante il periodo imperiale romano, usato dagli atleti, dalle danzatrici e dalle ginnaste per allenarsi.

Poi nel corso dell’Ottocento inizia ad andare di moda l’andare al mare con cappello, guanti e scarpe, o meglio: le donne nobili vanno in spiaggia vestite per coprire le loro forme e per proteggere la loro pelle chiara e sensibile. Perché si sa: la pelle abbronzata dal sole è tipico di chi non può ripararsi dai raggi solari, come la povera gente, pastori, contadini, operai.

All’inizio del Novecento, caratterizzato da movimenti socio-politici significativi, come quello delle “Suffragette” che danno un nuovo volto al femminismo, le donne cominciano a liberarsi da bustini scomodi e soffocanti, e sottovesti , per abbracciare gonne che arrivano al ginocchio e maglie di cotone leggere.

Gli anni Venti vedono la giovanissima stilista, Coco Chanel presentare la sua prima collezione di abbigliamento estivo, creata in modo esclusivo per andare al mare, costituita da pantaloncini corti e t shirt. Che poi si trasforma in un costume intero per le donne, mentre agli uomini spettano dei pantaloncini corti con le bretelle.

Ma la vera rivoluzione stilistica arriva nel 1946 con il francese Louis Réard che pensa bene di trasformare mutande e reggiseno in un costume da bagno: nasce così il due pezzi, battezzato dallo stilista “Bikini”.

Il termine “bikini” non è stato preso a caso, anzi: nel corso di quell’anno gli Usa fanno esplodere nel Pacifico su di un atollo, chiamato per l’appunto Bikini, situato nelle isole Marshall, alcuni ordigni nucleari.
Réard è convinto che il suo nuovo tipo di costume avrà effetti “esplosivi” e dirompenti sulla maggior parte dei benpensanti e conservatori dell’epoca. Proprio come una bomba atomica.

Il bikini si scontra con i pregiudizi dell’opinione pubblica che lo definisce troppo osè, fino a quando diventa un autentico oggetto “cult” dalla dive più sensuali e accattivanti del cinema internazionale.
Da Rita Hayworth a Marilyn Monroe, da Brigitte Bardot a Lucia Bosè, da Sofia Loren a Ursula Andress , il bikini diventa protagonista assoluto dell’armamentario seduttivo del sesso femminile.

Nell’arco di poco tempo il costume a due pezzi, inizialmente indossato solo da attrici, cantanti e modelle per esibire le loro forme sexy e sinuose, diventa un vero e proprio capo “comune” di tutte donne , famose e non, e di ogni estrazione sociale.

Gli anni Sessanta sono pervasi da un senso di scalpore verso i costumi che si fanno sempre più trasgressivi , e tendono a mostrare “troppo” , spesso e volentieri in modo molto generoso.
Fino a quando scatta la tendenza del “topless” che suscita una certa polemica: viene definito come qualcosa di pornografico, di volgare. Tanto da essere vietato in molte località balneari “per bene “ , perché percepito come una minaccia alla quiete pubblica.

Ancora oggi c’è chi ritiene certi bikini come qualcosa di volgare e trasgressivo, per non parlare del topless. E poi c’è chi li indossa nella libertà più spensierata e totale, perché non sono questi gli “scandali” di oggigiorno…ma sono altri!

Dunque vale la famosa canzone di Gabriella Ferri che canta: “Tutti ar mare a mostra’ le chiappe chiare, co’ li pesci, in mezzo all’onne, noi s’annamo a diverti’ “ !



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