Domenica, 19 novembre 2017 - ORE:16:58

Isteria, la sofferenza del corpo e della psiche

isteria

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L’isteria è una patologia che oggigiorno non fa più parte del lessico clinico e né si trova nei manuali psichiatrici più importanti, questo perché essa si è andata a mascherare in fenomeni che continuano a colpire soprattutto le donne, come l’ansia, l’anoressia, la bulimia.

Tutti questi disturbi hanno uno comune denominatore: sono la traduzione corporea del malessere psichico. Colpiscono in particolare il gentil sesso perché ritenuto più soggetto all’ansia e alla fragilità rispetto all’uomo. Nel corso dei secoli i vari stereotipi (ancora duri a morire) che impongono alla donna un determinato comportamento, aspetto e atteggiamento, come ad esempio quello della donna come protettrice del focolare, il cui unico scopo nella vita dovrebbe essere la cura dei figli e della famiglia, hanno creato un forte disagio che sfocia spesso in quella che i dottori chiamavo isteria.

Cos’è  l’ isteria?

E’ una malattia che si pensava fosse collegata all’utero della donna. Una patologia quasi femminile, ritenuta tale da Ippocrate al Novecento, quando però con Freud si dichiara che colpisce anche il genere maschile.
I sintomi del fenomeno isterico, ossia tutti quei segni che bisogna tradurre ed interpretare, investono tutte le dimensioni psicofisiche e psicologiche. Abbiamo due tipi di sintomi sensoriali e neurovegetativi:

  •  i sensoriali riguardano la difficoltà a respirare, la paralisi, il senso di soffocamento, il senso di vomito, la nausea e la tosse nervosa.
  • i neurovegetativi, legati all’ansia, riguardano il sudore, lo svenimento, la paura, l’insonnia, l’attacco di amnesia e l’incubo ricorrente.

charcotLa storia dell’isteria

La storia dell’isteria nei secoli ha radici antichissime che risalgono addirittura all’Antico Egitto, passano da Ippocrate al Medioevo, dal Seicento-Settecento all’Ottocento, fino ad arrivare ai nostri giorni.

-Antico Egitto : le nozioni relative all’isteria si trovano in due papiri egizi, quello di Kahun e quello di Ebers in cui si elencano i tradizionali sintomi di isteria, vale a dire il senso di soffocamento e di morte imminente. Già a suo tempo, la medicina egizia vede un legame strettissimo tra l’isteria e l’utero femminile, un organo che si pensava fosse dotato di una propria volontà.

-Grecia: Melampo parla di follia delle donne derivata dall’utero intossicato da umori velenosi, causati dalla mancanza di una vita sessuale, e Platone nel “Timeo” sostiene che l’utero è triste e infelice quando non viene penetrato dal pene maschile. Insomma fin dalle origini, si stabilisce un legame tra patologia isterica e inadeguatezza della vita sessuale che si declina nella frustrazione amoroso-erotica.

-V secolo a.C : il medico greco, Ippocrate, inventa il termine “isteria” associandolo all’utero, che in assenza di pratica sessuale, è inquieto e inappagato. Solo il medico può guarire le donne isteriche attraverso delle cure particolari.

-Nel Medioevo, teatro della follia e della stregoneria da parte della Chiesa, si associa il fenomeno isterico alle donne povere, mendicanti, disgraziate e pazze, le cosiddette “streghe”, destinate al  al rogo o a terribili torture.

-Nel corso del Seicento e Settecento la pazzia femminile si lega all’appartenenza di classe, solitamente bassa e al bando della società. La persecuzione delle streghe viene meno quando si cominciano ad ospitare donne, mendicanti, prostitute, delinquenti, vedove, in grandi asili, come la Salpetrière di Parigi, volti a proteggere e separare dal resto del mondo questi “alienati”.

Hysteria-Nel corso dell’Ottocento si assiste a un mutamento importantissimo: oltre all’isteria femminile, esiste anche un’altra che colpisce il genere maschile, detta “nevrostenia”, tanto che si pensava che fosse propria dell’omosessuale, studiata anch’essa da Charcot e da Freud a fine secolo. Ma prima di ciò, partiamo con il dire che nel 1859 Briquet scardina la vecchia concezione dell’isteria legata al sesso femminile. L’isteria è una patologia legata alla psiche, non all’utero, che si declina in malinconia e tristezza, e appartiene alla “nuova donna” di ceto abbiente, che spinta dalle idee femministe, vuole essere amata e desiderata, ma soprattutto contraccambiata a livello sentimentale dal proprio partner. Charcot nel 1887 rafforza la visione di Briquet dell’isteria che ha una determinante psichica, e aggiunge qualche novità “sconvolgente” per l’epoca: l’isteria colpisce anche gli uomini. Charcot sembrava rendere possibile una chiusura alla vecchia concezione “isteria ↔ utero” ,  ma purtroppo non è così a causa di Séquard e Janet, due suoi contemporanei ancorati alle vecchie idee.

La svolta epocale si ha con Freud a fine’800- primi del ‘900, grazie alla psicoanalisi. Con Freud l’isteria è concepita come drammatizzazione patologica del soggetto.

FreudFreud e l’isteria

Bisogna premettere che a fine ‘800 si presenta sulla scena una “nuova donna”, come sostiene anche Charcot, agiata e colta, virtuosa e raffinata,  che soffre d’isteria. Le donne si sentono soffocate e impossibilitate di far albergare in sé donne diverse: non vogliono essere solo delle brave mogli, ma desiderano essere rispettate, istruite,  contraccambiate a livello amoroso. In più le idee femministe, coltivate dalle Suffragette, donne ricche che invitano a buttare via l’immagine antica della donna come vestale degli affetti familiare e della casa, e della creatura fragile che ha bisogno di dipendere dall’uomo, contribuiscono in modo notevole.

Freud nasce nel 1856 a Vienna, vive nel pieno della cultura positivista e della medicina ottocentesca, intessuta di un’eccessiva razionalità, si laurea in medicina per poi compiere una rivoluzione psicoanalitica epocale.

Da sempre nutre una forte passione per la psichiatria, che lo porta a Parigi per collaborare con Charcot sull’isteria. Tornato nella Vienna di fine ‘800, i cosiddetti anni d’oro della Belle Epoque, si rende conto che sotto l’apparente festosità e monumentalità della città, fatta di feste, musiche, luci abbaglianti, si cela una forte solitudine esistenziale, una profonda tristezza e fragilità umana. Quella che prende il nome di “crisi di fine secolo” riferito all’uomo e alla donna di fine ‘800 . In seguito lavora con Breuer, e poi dopo anche con Jung.

Con Freud si capisce che la malattia mentale è il prodotto di un conflitto tra varie forze psichiche, presenti in ognuno di noi, sia nei malati, dove però le pulsioni sono in conflitto così da generare il disagio psichico, che nelle persone sane, le cui pulsioni riescono a trovare un equilibrio. La psiche per Freud è razionalità e inconscio.

Freud si approccia al fenomeno isterico in un modo del tutto innovativo: cura le sue pazienti con il dialogo e l’ascolto, volti a creare un legame profondo e intimo, ne sono un esempio “Anna O.” , pseudonimo di Berte Poppenheir, una suffragetta ricca e colta, e Dora, donna ancorata a un trauma infantile che sta alla base della sua sofferenza.
La psicoanalisi deriva dalla nevrosi, insieme dei disturbi psicopatologici causati dal sistema nervoso. Freud interpreta la nevrosi in chiave psicologica, affermando che nasce da una rimozione di istinti e desideri. Ogni nevrosi ha alla base un conflitto irrisolto riguardante la sfera sessuale che può davvero provocare, se grave, sofferenza e problemi psicologici. Le nevrosi possono essere di tipo fobico, ossia di tutte quelle “paure” immotivate, di tipo isterico, di ansia o di tipo ossessivo, che porterebbero il soggetto ad avere delle relazione disturbate con l’ambiente e con gli altri.

L’isteria oggi

Oggigiorno l’isteria non fa più parte dei manuali psichiatrici, ma sopravvive mascherata o esplicita in altri disturbi ad essa collegati: è il caso dell’anoressia, la pratica del digiuno che colpisce soprattutto le donne, della bulimia, l’eccessiva assunzione del cibo, del disturbo istrionico, il desiderio maniacale di protagonismo, dell’ansia, che se diventa patologica è negativa perché spropositata , del disturbo narcisistico e del disturbo borderline, ossia del disturbo di personalità che può essere bizzarro-eccentrico, drammatico-emotivo, ansioso-timoroso.



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