Sabato, 22 luglio 2017 - ORE:00:54

“ Sex Toys: bye-bye tabù “


Il tema che riguarda i “sex toys” , ovvero tutti quegli oggetti glamour, piccanti e sensuali , che danno un pizzico di peperoncino ai rapporti di coppia , o a chi è single , è sempre più un fenomeno alla moda.

Davvero dei gadgets “cult”, usati da 2 italiani su 3 : dai dadi dell’amore, ai vibratori, alle paperelle vibranti waterproof e molti altri ancora. Un giro d’affari di milioni di euro, un business da capogiro, con più di 500 milioni di vendite.

La cosa più strabiliante? Si possono acquistare non solo nei sexy shops, che sono in forte crescita, ma anche nei grandi magazzini, nelle farmacie, nei distributori automatici, nelle toilettes dei locali più trendy , nelle palestre e nei centri di bellezza delle grandi città.

Ma il fatto che più attira e incuriosisce è ripercorrere la storia dei giocattoli erotici. Perchè hanno segnato il campo di battaglia con la Chiesa, da sempre contro questi “oggetti infami e impudici” che puzzavano di pornografia e di libertinaggio.

L’antenato preistorico dell’odierno vibratore è il rudimentale fallo in pietra levigata, lungo 20 centimetri di lunghezza, di recente emerso alla luce in Germania.

Nel mondo classico si ritiene che la mancanza di attività sessuale non sia salutare per le donne “single”. E Per fare fronte a questa situazione , vari medici consigliano di avvalersi di primitivi giocattoli erotici.

Nel corso dell’anno Mille una donna medico, simbolo di rara eccezione tra gli ambienti sessisti maschili dell’epoca, suggerisce alle donne in assenza di coito, l’uso di un fallo di lana cardata ben oleato.

Nel Cinquecento per curare l’isteria delle donne nubili, il chirurgo Paré , consiglia una terapia in cui una levatrice deve sollecitare la parte superiore del collo dell’utero con oli essenziali.

Il Settecento è predominato dalla convinzione che la masturbazione è un vizio capitale, ed è proprio del mondo femminile. Tuttavia nel corso del Settecento e dell’Ottocento persistono i giocattoli erotici, anche se in quantità minore, (quasi clandestina) come la “doccia vaginale” .

La svolta? Si ha verso la fine dell’Ottocento quando si capisce che il massaggio vulvare è terapeutico, ed è giunta l’ora di dare un impulso tecnologico ai sex toys. Nascono così i vibratori a manovella, ad acqua , a pedale, ed elettrici, presentati e sponsorizzati anche nei vari giornali anglosassoni come “l’aiuto che ogni donna apprezza”.

Una rivista , classe 1913, elogia la prestazione del vibratore elettrico e dei suoi “benefici” .

Stando al gossip, è Hitler a promuovere la prima bambola gonfiabile come giocattolo erotico per “ saziare” un po’ i suoi soldati al fronte.

Negli anni ‘ 70 con la rivoluzione culturale del Femminismo e del movimento omosessuale e lesbico, si grida il desiderio di libertà e dell’accettazione della propria sessualità.

Anni in cui l’opinione pubblica si divide: c’è chi vede di cattivo gusto i giocattoli erotici, considerati come un tabù , e chi invece sfida la morale.

Oggigiorno i sex toys, sebbene ancora ci siano dei tabù, godono di un ruolo di tutto rispetto nella vita sessuale di moltissime persone nubili o sposate : il 53% sono donne comprese tra i 25 e i 50 anni, e il 43% sono uomini.

Il dato più sorprendente? Stando a degli studi statunitensi , compiuti in varie università, si configura il vibratore come una possibile terapia e medicina in grado di migliorare tutte le funzioni della sessualità.

E voi che ne pensate?



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