Domenica, 19 novembre 2017 - ORE:16:59

“The Richer Sex”, quando il capofamiglia porta la gonna

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Il settimanale “New York Times” , dal 2011 capitanato per la prima volta da una  donna, la tenace e tosta Jill Ambramson,  ha ammirato ed apprezzato fin da subito il saggio della pluripremiata giornalista Liza Mundy, “The richer sex” , tanto da finire dritto sulla copertina del Times.

Tina Brown, direttrice del settimanale “Newsweek” afferma che c’è una nuova generazione di ragazze pronte a tutto”.

E come darle torto? Oggigiorno il gentil sesso rappresenta il 60% degli studenti universitari, ottiene un master,  arriva al dottorato. Ed ora questa supremazia sta dando i suoi frutti.

“The richer sex” è un testo dai connotati sociologici che riflettono una lenta, ma progressiva, mutazione all’interno dell’ambito lavorativo, che si sta accorgendo di noi donne, sempre più qualificate, preparate, colte, e ricche.

E c’è chi parla di una “mini rivoluzione sessuale” , e chi dà l’addio al mito di Cenerella, non più costretta alle mansioni domestiche.

Il fatto che 4 donne su 10 guadagnino più degli uomini, fa presumere che negli Stati Uniti si sia raggiunta una vera parità sessuale a livello retributivo. Ma in verità non è (ancora)così. perchè nel bene o nel male, l’uomo è ancora la punta di diamante di un sistema che ancora lo favorisce.

E’ opinione generale che negli ultimi 30 anni, pressoché dagli anni Ottanta, ci siano stati dei sensibili mutamenti: basti pensare che le qualità più ricercate dall’uomo riguardino l’importanza dell’autosufficienza economica di un’eventuale donna da sposare.

In più il concetto di mascolinità comprende più coinvolgimento del padre nella gestione di casa e figli, perchè sempre più donne lavorano parecchie ore ogni dì.

Il saggio della Mundy ha alzato anche molte critiche: c’è da smascherare un preconcetto, che secondo copiosi critici, arriva non di meno dal postmodernismo femminista, che sostiene che il nuovo capofamiglia sia la donna, e che l’uomo venga sottomesso, e ridotto al ruolo di casalingo.

Questo non è vero: puo’ succedere quando il marito è disoccupato, ma da qui a ricoprire il ruolo di Biancaneve ce ne vuole. Oppure è ancora il contrario in moltissime parti del mondo, dove ci sono casi su casi di donne schiavizzate, private di poter lavorare ed uscire dalle mura domestiche.

Nel “vecchio continente” le cose sono un tantino diverse, e ancora molto strada dovremo fare noi donne in Italia, soprattutto se sei meridionale. Anche se c’è da riconoscere che dei passi in avanti li abbiamo compiuti con determinazione anche nel nostro paese.
Ad esempio: il divario economico resta forte sul lavoro dove, a parità di professione, le donne guadagnano meno. Ma la parità dei sessi è sempre più evidente all’interno della coppia.  Secondo alcuni dati della Banca d’Italia emerge che nel 18% delle coppie lei ha un titolo di  studio superiore al partner, nel 9% dei casi è la donna ad avere uno stipendio migliore, e nell’11% dei casi lei è più grande d’età.

Tuttavia molte professioni, e ruoli in cui era impensabile vederli ricoperti da donne in carriera, si stanno declinando al femminile sia negli Usa che in Europa. Da Paola Severino, nostro ministro di giustizia, a Christine Lagarde, direttrice del fondo monetario internazionale, da Anna Wintour , timoniera di “Vogue Usa” , alla cancelliera tedesca Angela Merkel, che secondo la rivista  “Forbes”  è la donna più potente del mondo.

Insomma noi donne siamo un investimento a lungo termine, ma non troppo lungo si spera.  E se la nostra veggente, Liza Mundy,  ha predetto bene, entro 25 anni saremo le professioniste più pagate!



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